Massimiliano Sardina                                                                                                                                                                                                                                      (Storico dell’arte contemporanea)

REMAKE-CINEMORFICO

 Spesso tendiamo a dimenticare che le vere icone del cinema non sono gli attori, con le loro personalità il più delle volte banalotte e stereotipate, ma i personaggi che interpretano protagonisti di vite straordinarie. Baby Jane quindi, e non Bette Davis. O ancora Norma Desmond e non Gloria Swanson. La lista è lunga e ognuno di noi potrebbe compilarla a suo gusto assecondando predilezioni personali; una lista che attinge soprattutto, come ogni buon cinefilo può facilmente constatare, nel grande cinema del passato. E' qui che le icone, figlie primogenite del Divismo ante-litteram, hanno fatto la loro comparsa nell'indimenticabile scintillio del bianco e nero. Già ai primi accenni di colore il Divismo si è poi inesorabilmente incamminato sull'imbarazzante passerella del fighettume attoriale che oggi caratterizza e qualifica buona parte del cinema contemporaneo. Ma questo è un altro discorso, sebbene funzionale a farci intendere la portata reale dell'operazione cinemorfica di Morsillo. Un'operazione che è e vuole essere in primo luogo un manifesto atto d'amore verso il cinema. Da critico, o se si preferisce da psicanalista iconico, ho trovato molto interessante questa trasposizione compiuta da Morsillo perché solleva e intreccia nuove relazioni tra il medium cinematografico e quello più strettamente grafico-pittorico. Di quanto il cinema abbia attinto al mondo delle arti figurative è storia nota (valga per tutti la lezione del cinema pasoliniano). Qui, come in un gioco di specchi, avviene esattamente l'opposta contaminazione d'interscambio: è il cinema a farsi serbatoio inesauribile per le arti figurative. Chi l'avrebbe mai detto che un bel giorno Sebastian Venable si sarebbe materializzato dalle atmosfere indistinte di Suddenly last summer per comparire con tutta la pregnanza della sua icona in un'opera d'arte? Lo stesso stupore (questa volta tutto polanskiano) lo manifestiamo al cospetto della rediviva mummia-drag Simon Chule di The Tenant, sono figure cinematograficamente quasi invisibili, di “rebecchiana” reminiscenza, che Morsillo inquadra con prepotenza in primo piano sottraendole all'indefinitezza e facendone delle icone vere e proprie. Abbiamo citato la grande assente Rebecca, ma l'omaggio che Morsillo fa ad Hitchcock è tutto per l'inquietante governante Mrs Denvers, interpretata da Judith Anderson. Se pensiamo inoltre che la maggior parte dei personaggi fin qui citati sono stati a loro volta tratti da romanzi (Roland Toporr, Daphne Du Maurier..) possiamo osservare fino a che punto i diversi medium siano suscettibili di infinite contaminazioni. Ma perché “Cinemorfismi”? Il termine è stato coniato espressamente dall'artista per tentare di spiegare e così di dare un nome alla sua indagine di manipolazione creativa. Morsillo non si limita alla citazione celebrativa di questo o di quell'altro personaggio cinematografico. Nel rappresentarlo, cogliendone in sintesi grafica i suoi tratti distintivi, lo lega inscindibilmente al singolo “trauma” o all'inquietudine che lo caratterizza. Ne consegue che ogni icona è una sorta di sintesi tra soggetto e azione e cioè tra la natura intima del personaggio e l'evento fondamentale che ne incendia l'esistenza. Sebastian Venable è infatti cristallizzato nell'estasi cannibalica, Martin von Essenbeck nella biunivoca ambiguità, Norma Desmond in un velo che le fa da sipario. E come se non bastasse, a ulteriore suggello del “trauma” Morsillo chiama in causa anche le macchie di Rorschach (il celebre psichiatra svizzero), sovrapponendole in trasparenza o in dissolvenza sulle singole icone alla stregua di maschere. Tutto è esibito e tutto è celato. Linee, colori, riflessi.. tutto insieme dichiara e nasconde, mostra e trattiene. Così anche la tecnica, talmente pittorica e quasi acquerellata che in più punti sembra esulare dal digitale. Cinemorfismi colti, nelle forme e nei contenuti (e chi vuol intendere, intenda). Antonello Morsillo dà vita a una straordinaria concept-exposition di trenta fotogrammi che in un montaggio ideale diventano (o ritornano a essere) un film, un remake-cinemorfico per l'appunto, dove nessuno è una comparsa ma tutti protagonisti.

 

SOTTO MENTITE SPOGLIE

 

 Immaginata: Rettore nelle illustrazioni digitali di Antonello Morsillo. La personale, promossa dal Comune di Roma, è stata inaugurata il 9 gennaio 2006 negli spazi espositivi della Biblioteca Elsa Morante di Ostia. Dato il grande afflusso dei visitatori, la mostra è stata prorogata oltre la data prestabilita del 28 febbraio. Presente il giorno dell’inaugurazione la Stralunata Rettore, vulcanica e saturnina, un po’ Greta Garbo e un po’ Pippi Calzelunghe, profonda e leggera come un personaggio felliniano. Decodificarne l’icona prescindendo dai testi delle sue canzoni sarebbe fuorviante, così come sarebbe fuorviante bollarne l’eccentricità estetica a discapito della credibilità cantautorale. Molto spesso, nel caso della Leonessa di Castelfranco, l’attenzione ed il giudizio si sono soffermati per l’appunto sulla sola immagine, spesso così chiassosa e totalizzante da oscurare lo spessore della velleità compositiva. L’arte e la creatività, loro malgrado, hanno sposato però sempre più volentieri il lato istrionico e anche un po’ scanzonato della vita. Lo sa bene Antonello Morsillo, artista e grafico, che in questa personale magnificamente allestita nei locali della Biblioteca Elsa Morante presenta al pubblico una nutrita serie di icone deliranti, ispirata alla camaleontica Miss Rettore. Le elaborazioni grafiche pescano con divertita irriverenza nel repertorio autorale della cantautrice, stabilendo connessioni antropomorfe e curiosi innesti. Come in un gioco di specchi, a metà strada tra l’illustrazione e la fotografia, l’icona poliedrica di Rettore dà vita a un’inesauribile campionario di ibridazioni polimorfe che spaziano dalla fumettistica disneyana alle stranianti “animalìe”. Facendo dialogare le immagini con i testi delle canzoni Morsillo dispiega un tracciato creativo di estremo interesse, e mette in risalto la prerogativa fondamentale della cantautrice, quella cioè di creare un “concept” tra il brano e la performance esecutiva. La prima collaborazione ufficiale tra Rettore e Morsillo risale al 2002, anno di pubblicazione del cd singolo Lupi, dove la Leonessa indossa i panni di una lupa (nell’artwork della cover, tra l’altro, è ravvisabile una dichiarata citazione della famosa copertina della hit “Kobra”). Quanto mai d’obbligo un parallelo con Mauro Balletti e Gianni Ronco (autori da oltre un ventennio delle più celebri copertine dei dischi di Mina)   e con Giovanni Barca (illustratore del calendario di presentazione del Progetto Fonopoli, nel 1993). Sul versante delle arti figurative merita menzione l’opera di Luigi Ontani, anch’essa contraddistinta dalla poetica delle ibridazioni (Idea Aida del Vero Diffida). Meritano menzione, infine, anche le copertine e le opere-collage di Ivan Cattaneo (le Gioconde de “Il cuore è nudo”), caratterizzate da affascinanti commistioni somatiche. Per concludere, una considerazione. Le opere grafiche di Morsillo sono interamente realizzate con tecniche digitali senza alcun intervento manuale. Stupisce e rincuora che anche questo tanto abusato computer sappia donare emozioni, senza cedere agli ammiccamenti del patinato e dello smaccatamente artificiale. In queste elaborazioni, colte, giocose, divertite, ritroviamo l’estro del disegnatore e la fantasia schietta del sognatore. Il catalogo digitale dell’esposizione è reperibile presso la Babele di Roma (all’interno tutte le immagini e un intervento della Storica dell’Arte Ornella Ferrari). Immaginata di Antonello Morsillo si appresta ora, dato lo straordinario riscontro del pubblico, a divenire un progetto espositivo itinerante; un evidente segnale comprovato dall'esposizione, d'una sezione, della mostra, presso lo Yatch Club di Ostia richiesta dall'Associazione romana "Tutto Musica" (a favore dell'integrazione e dell'autonomia dei disabili visivi) lo stesso giorno in cui la personale si era conclusa alla Biblioteca Elsa Morante.