SQUARCI DI FOLLIA
Ornella Ferrari (Storica dell'arte)
Quanto la forma, la morfologia di un viso o una semplice espressione influenzano la nostra capacità di percepire, di intuire una psicopatologia in chi abbiamo di fronte? La follia vissuta sul grande schermo, è il tema trattato da Antonello M.orsillo con i suoi personaggi abilmente interpretati e qui, fantasticamente reinterpetati. Cinemorfismi, presenta grandi attori impegnati ad entrare nei panni di personaggi folli, perversi, con i visi deformati. E’ la rappresentazione del cinema quale moderna Gorgone che inchioda, pietrifica ad emozioni difficili da controllare!19 quadri, 19 locandine, per 19 pellicole realizzate dal 1928 al 2007. Un approfondimento psico – iconografico che ne evidenzia le peculiarità attraverso la fotografia e un uso magistrale dell’arte grafica.Le “fantastiche” locandine trattano un tema diluendolo con la dolcezza dei colori scelti, con gli effetti che cristallizzano o il fuoco vivo e ricco di passione che, ad esempio nella Giovanna D’Arco, tutto purifica e prepara alla rinascita. Una profonda tensione artistica caratterizza la folle espressione di Baby Jane, sconvolta dalla consapevolezza che indietro non si torna, mentre Norma Desmond percorre la sua storia con uno sguardo smarrito guidata dalla sola pellicola che la avvolge. L’artista rappresenta i protagonisti di una serie di film scelti per la notevole profondità della disperazione provata e ispirata. Anche se il contesto, la sceneggiatura di queste opere fanno ormai parte della storia del cinema, Morsillo le reinterpreta nei suoi quadri ermetici e delicati, come Adele Hugo, con il bel volto di Isabelle Adjani fuso in marmorei e sfumati colori su uno sfondo cristallizzato. In questo quadro, il profilo dell’attrice viene triplicato, fino al primo piano che si volge deciso e cosciente verso il suo destino di fuga, tramite la follia. In Sebastiane Venable (protagonista di “Improvvisamente l’estate scorsa”) un giovane uomo si abbandona in un’estasi suicida, alla famelica, quanto inspiegabilmente naturale, presenza di piante carnivore.La difficoltà di un argomento come la follia sta nella paura che trasmette, non c’è niente di più spaventoso della perdita di controllo di se stessi, di una disperazione senza fine e apparentemente senza ragione che isola e separa dal resto del mondo, dal normale.La follia è un’emozione patologica che è stata più volte rappresentata in passato, tramite varie forme d’arte, come Giacomo Balla con il suo “Polittico dei viventi” (1905) dove esprime il suo interesse per il comportamento dei malati di mente o, comunque dei più deboli. Un altro esempio, lo abbiamo nelle anoressiche figure di Giacometti (1948) che assorbite dall’ambiente attorno a loro, si isolano dal resto del mondo, refrattarie a qualsiasi possibile umano contatto a qualsiasi umana passione. Antonello Morsillo studia la follia come lo strato più profondo dell’anima umana, sempre presente, non sempre manifesta ma intuibile come ci ricordano le tavole di Rorschach accennate nelle increspature dei suoi quadri. L’artista trae ispirazione per le sue opere da tutto ciò che lo circonda, come il rincorrersi delle nuvole, che ritroviamo in Birdy o il ribollire delle acque che arricchiscono la chioma di un etereo Dorian Gray; una natura comunque familiare, comunque rassicurante per confermare il messaggio positivo che l’arte ci comunica in ogni sua manifestazione.